T.r.Y.

Spazio Y e TREBISONDA
“TrY” – Y ruote TREBISONDA

Porsi una meta che è equivalente alla partenza, non conoscendo perfettamente il percorso, ma solo immaginandolo, provoca destabilizzazione, ma anche fonte di vigore creativo biologicamente legato allʼesistenza.

Ciò che fa la differenza per un luogo deputato alla cultura è quanto questo riesca a sostenere nel tempo il tentativo di rigenerarsi mantenendo il passo del proprio cammino, senza tralasciare il gravoso bagaglio che la scommessa culturale comporta.

Spesso camminando ci si trova davanti ad un bivio, dove si deve escludere una strada per percorrere l’altra, altre volte invece le strade confluiscono e chi prima la stava affrontando in solitaria, può ritrovarsi ad avere dei compagni con i quali poter condividere l’idea di questo percorso.

Confrontando le esperienze si animano dibattiti e può nascere uno scambio dialettico che spesso può dar luogo a nuovi importanti stimoli.
Lo storico spazio TREBISONDA di Perugia e SPAZIO Y di Roma si sono incontrati lungo i loro percorsi e questo ha stimolato il reciproco interesse nel far nascere un progetto di scambio tra le due realtà.

Gli artisti di Spazio Y presentano a TREBISONDA un progetto che è un tentativo di riflessione profonda sul concetto di tempo luogo e percorso, proponendosi di percorrere a piedi la strada che li porterà a Perugia, producendo durante il cammino una serie di opere frutto degli incontri e delle suggestioni che nasceranno durante l’azione.

“L’intento è di umanizzare l’azione artistica attraverso un atto fisico, liturgico e trascendentale.
Il cammino diventa una scommessa per cercare o riscoprire una propria disciplina al fine di liberarsi dalle costrizioni dettate dalla società. Proporre a se stessi nuovo materiale per l’inconscio, ormai evirato e normalizzato dal consumo che si è sostituito al desiderio.
Porsi una meta che è equivalente alla partenza, non conoscendo perfettamente il percorso, ma solo immaginandolo, provoca destabilizzazione, ma anche fonte di vigore creativo biologicamente legato all’esistenza.”.

Ho cercato di esprimere un tentativo di lavoro, con l’idea di umanizzare l’azione artistica attraverso un atto fisico, liturgico e trascendentale, come il cammino, riappropriandomi di un tempo reale e materiale. Durante l’atto del camminare ho disegnato, in maniera continuata e automatica, pagina dopo pagina, le tracce del mio percorso su un blocco da disegno appoggiato sulla pancia. Arrivato a Trebisonda, ho iniziato a staccare i fogli disegnati e a numerarli dal primo fino all’ultimo. Li ho poi allestiti uno accanto all’altro in ordine cronologico, con la scommessa e l’invito a riscoprire una disciplina, per liberarmi dalle costrizioni dettate dal modo abituale di pormi rispetto alla condizione creativa e compositiva dell’opera. Con l’idea di proporre a me stesso nuovo materiale per l’inconscio, rendendo pubblica una condizione privata, tracciata da segni ripetuti ed incisi su fogli accompagnati dal passo.

Nicola Rotiroti

Foto: Piotr Hanzelewicz

Foto: Germano Serafini

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