Arnia

2014, Quadraro Roma

Tecnica: tecnica mista: poster; pittura Lumen.

I ritratti scelti raffigurano persone “comuni” nell’atto di trattenere il respiro: vogliono rappresentare e simulare da una parte quello stato d’animo di costrizione e soffocamento che con molta probabilità hanno subito e vissuto le persone (molte delle quali non erano neanche nella resistenza) a causa della deportazione; dall’altra l’atto del trattenere il respiro sott’acqua richiama al concetto del resistere.

Collocazione nel quartiere o itinerario, nel caso di performance:

pareti della Scuola Elementare D. Chiesa, all’angolo di via Marco Decumio e via Egerio Levio.

Descrizione dell’opera :

L’opera consiste nel ricreare parte della struttura di un alveare attraverso poster cartacei di forma esagonale incollati sulla parete. La struttura base dell’alveare sarà evidenziata attraverso un intervento pittorico con del colore bianco o Lumen: trasparente di giorno, fluorescente di notte. Le dimensioni di ogni singolo esagono sono inscrivibili all’interno di un quadrato di cm 60×60. Il numero complessivo degli esagoni è di circa 40 (quaranta) unità, di cui 31 (trentuno) raffiguranti (foto) primi piani di persone nell’atto di trattenere il respiro sott’acqua e i rimanenti esagoni saranno bianco e neri. L’opera è pensata come un work in progress legato al tempo che progressivamente consumerà i singoli poster cartacei, lasciando infine visibile solamente la struttura bianca dell’alveare.

I ritratti scelti raffigurano persone “comuni” nell’atto di trattenere il respiro: vogliono rappresentare e simulare da una parte quello stato d’animo di costrizione e soffocamento che con molta probabilità hanno subito e vissuto le persone (molte delle quali non erano neanche nella resistenza) a causa della deportazione; dall’altra l’atto del trattenere il respiro sott’acqua richiama al concetto del resistere.

Per amplificare ulteriormente questo senso claustrofobico, di costrizione, di prigionia, ho voluto costringere questi stessi ritratti all’interno di esagoni che vanno a formare una grande arnia: il “Nido di Vespe”. Inoltre, la scelta di inserire nell’opera persone comuni (le immagini sono di persone che conosco, che vivono il mio quotidiano) e attuali è una specie di monito: c’è sempre la consapevolezza che potrebbe riaccadere, come ancora in alcune parti del mondo accade, come è accaduto a mio nonno, morto a Birkenau.

La scelta della scuola concettualmente fa parte dell’opera: la scuola è un punto d’incontro di varie realtà, di varie generazioni, situazioni umane diverse. La scuola è il luogo in cui si trasmette il sapere umano. La scuola diventa la metafora di una macchina del tempo, un crocevia umano che richiama al non dimenticare, al trasmettere di padre in figlio, da professore a studente ciò che è successo.

La scelta della scuola, infine, vuole essere un invito a inserire nei testi scolastici quello che è accaduto il 17 aprile 1944.

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